Daria's profileDarialandPhotosBlogListsMore Tools Help

Darialand

Il destino ti aspetta sulla strada che percorri per non volerlo incontrare.

Daria dfvfd

Location

Custom HTML


Web stats powered by www.ninestats.com

Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator
October 26

Trotta trotta, il mondo è bello...

Sarà un dono o una punizione il tempo che stasera mi viene concesso?
Ho abbastanza spazio da lasciar uscire i miei desideri per la loro più che leggittima ora d'aria.
Li condivido con la maggior parte degli animali del mondo, senza neanche vergognarmene troppo.
E soprattutto senza pensare alle conseguenze della loro realizzazione,
perchè non ho nessuna intenzione di prendermi la mia parte.

Potrei perdermi per ore fra gli spazi vuoti che ci sono fra una parola e l'altra,
potrei farlo davvero per ogni singola parola se mi fosse concesso,
ma a quanto pare sono davvero poche quelle che si portano dietro così tanto tempo a disposizione.
A volte mi chiedo se sia davvero una scelta saggia sottovalutare così spesso le potenzialità delle parole che si mascherano di banalità.
Anch'io userei quel travestimento, se volessi passare inosservata.

Non posso più arrabbiarmi, non ne sono più capace, e forse mi manca un pò.
In ogni caso non riesco più a farlo con costanza, forse perchè la rabbia ridicolizzerebbe tutto il resto, e non è più razionalmente accettabile.
Perchè la verità dovrebbe temere il confronto?Anche quello con le parole, intendo.
Le parole hanno tutte le carte in regola per mettersi al servizio della verità, come ogni altro atomo dell'universo, cooperano affinchè la nostra sete di sapere venga calmata.
Basta volerlo vedere, e non lasciarsi spaventare troppo da se stessi.
October 12

Thinking in the rain

Un penny per i miei pensieri.
Perchè mi incuriosisce in modo così dolcemente forte sapere cosa farebbe capolino da me se provassi a estrapolarlo tramite l'alcool e la voglia di ricominciare a vivere che tutti mi augurano e che non mi torna mai?
Non lo so davvero.
So che mi piace la pioggia.
Lo so da sempre, da quando camminavo in mezzo al mio personale gruppo di accompagnatori sofferenti per le strade uggiose di una Londra freneticamente impengata nel suo lavoro quotidiano, ed ero l'unica a camminare a testa alta, non per sfidare il cielo e la sua potenza, ma per poter vedere ogni goccia arrivare sul mio viso, sempre più vicina, sempre più grande, fino al momento del feroce impatto con la mia pelle, a volte con i miei occhi, confusa con delle lacrime immaginarie.
L'altra notte non ero più stupita di vedermi correre frettolosa verso la porta ed aprire gli occhi verso quello spettacolo infinitamente potente e imponente.
E la magia del rapimento consenziente puntualmente è avvenuta.
Le gocce devono conoscersi tutte l'una con l'altra, o non potrebbe risultarne un esercito così compatto e devastante. Forse comprendono davvero di essere tutte uguali, a differenza di noi.
La pioggia mi piace davvero, perchè fa come vuole e non chiede il permesso a nessuno. E' come se sapesse, è come se riuscisse a vedere l'unica soluzione possibile.
A volte mi chiedo se la pioggia si sente mai in colpa quando rovina i mille progetti delle persone, certo viene da ridere al pensiero che possa avere questa facoltà, ma allora perchè non dovrebbe farmi ridere anche pretendere di avere il diritto di sentirmi io in colpa, che non sono diversa o separata da quelle gocce?
Non voglio andare di nuovo oltre, verso il solito mondo di sogni costruiti su misura, voglio rimanere fuori da qualsiasi gioco stavolta, e lo so che mi sembra ancora troppo oneroso, ma so anche che una scelta diversa ormai non può più neanche essere presa in considerazione, sarebbe come impedire alla pioggia di cadere, quindi è inutile pormi il problema.
Se a volte posso permettermi ancora di addossare alla scarsa memoria le mie colpe, stavolta è tutto talmente limpido da non lasciare alcun margine di contrattazione con me stessa.
Io sono questo, è ora di smettere di inseguire i sogni di una normalità che non esiste più.
Se davvero sono qualcosa, e non lo credo, allora sono questo: un'amante di ciò che è.
Una curiosa, tutto qua. Una curiosa che non ha più la possibilità di discriminare tra ciò che la incuriosisce o no.
Guardo meglio, continuo imperterrita a cercare le giustificazioni che da sempre mi accompagnano, e non da mesi, da sempre. Le trovo, sono là, ma non hanno più presa, sembrano quasi un orsetto di peluche infilato nel letto per paura di dormire da soli, non servono più a nulla da adulti.
Eppure c'è tutto, come posso aver solo pensato che sarebbe sparito?E' ovvio che deve rimanere tutto qui, nel mondo che lo ha creato.
Tutto gira, gira, gira, ma non in tondo, tutto gira negli angoli, nelle infinite notti di incoscienza, nei bicchieri sorseggiati per ore, nelle ore perse a correre (senza sapere mai dove si andrà a finire).
Non c'è più logica, e menomale, perchè si trascinerebbe dietro le schermaglie di secoli di lamentazioni ingiustificate, e io comincio a non prendere più sul serio nessun tipo di autocommiserazione, è tutto troppo palesemente ridicolo, grottesco, e soprattutto inutile.
C'è il rumore del vento che impatta violento sulle nostre costruzioni più o meno materiali, e il fruscio delle gocce che si schiantano sul pavimento del mio giardino, coccolando e conciliando la smisurata voglia di farne la colonna sonora del mio riposo.
Ogni goccia quando cade fa lo stesso rumore. Lo stesso, identico rumore.
September 29

Non rischierò di imparare a fuggire

Fischietto.
Fischietto indifferente.
Ho ancora a portata di mano delle misere giustificazioni, ma ora sono abbastanza sicura che sia sbagliato prenderle ad esempio e servirsene per togliermi di torno ciò che non mi aggrada.
Mi viene da ridere, ma mi trattengo perchè comprendo che si tratterebbe di risata isterica, provocata dall'impotenza di non poter dimostrare la precisione con cui avevo previsto tutto.
Purtroppo non è ancora così evidente e per alcuni occhi non lo sarà mai.
Non importa, lo tengo per me il mio deja vu, se dovessi sentire la mancanza della lotta, potrei sempre attingere dalla mia stupidità, che non credo tarderei a ritrovare e ricondurre fino a me.
Non ho bisogno di nulla, oppure si, di tutto. Non mi interessa.
Ce l'avevo fatta, ero riuscita finalmente a vincere una gara impossibile, avevo battuto ciò che tutti temevano fosse impensabile guardare in faccia. Ce l'avevo fatta, ma poi mi sono accorta che non ero ancora pronta a farlo senza ricevere in cambio un applauso, è evidente.
Invece quando mi hanno vista senza macchie di sangue addosso, tutti devono aver pensato che il mostro fosse meno violento di quanto sembrasse.
Quand'è che ho dimenticato come si piange per ottenere compassione?Mi ricordo che sapevo farlo molto bene e con delusione devo ammettere che sembrava smuovere più rocce della mia ferma e decisa imperturbabilità. Sembrava, e il pensiero è rassicurante.
Le domande devono aver già iniziato ad affacciarsi timidamente, o comunque a breve lo faranno.
Non si può scappare dalla verità dell'essere, almeno non spostando il proprio corpo e difendendolo dai colpi della vita, così si scappa solo dalle responsabilità.
Le verità vere invece, non si arrendono mai. Nascono chiuse nelle scatole dei corpi, ognuna più o meno sigillata, più o meno facile da liberare. E una volta che hai aperto la scatola ti corrono dietro, dovunque tu vada, ti sbarrano ogni via per farti vedere quella vera. Ti mangiano il terreno sotto i piedi e poi ti ingoiano nel buio denso della loro non esistenza.
Alcune scatole sono ancora chiuse purtroppo, e non credo basti leggere l'etichetta di ciò che contengono.
Mi sembra solo un sotterfugio, anche se irresistibilmente affascinante.
A cosa mi servirà avere in mano la soluzione, se non avrò avuto modo di imparare a trovarla da sola?
A cosa serve amare, se non a rendere sicuro e indipendente chi ami?
A cosa serve vedere, se non si riesce a mettere a fuoco se stessi?
Nonostante non desideri altro che una scappatoia, non posso far finta di non aver già aperto queste scatole, non posso chiuderci di nuovo dentro qualcosa che ormai fa parte di me. Mi dispiace.
Posso invece perdonarmi per essermi ingannata, perchè se sono pronta a scusarmi con me stessa, allora significa che non si è trattato di un inganno, ma solo della lenta maturazione di un coraggio ancora troppo giovane.
C'è stata una lotta, questo si, ma leale e assolutamente equilibrata, il che fa si che chiunque abbia vinto sia il vero vincitore.
Fischietto indifferente cercando di esorcizzare le paure di ciò che ancora non riesco ad immaginare.
Ho a portata di mano tutte le scuse che voglio, come ogni essere umano, e nessun obbligo di prendere decisioni di nessun tipo.
Chissà, probabilmente soffrirò, e mi illuderò ancora di vedere in altri certezze più reali delle mie, ma so per certo che continuerò ad aprire scatole, e questo porterà inevitabilmente la verità a rincorrermi fino ad abbracciarmi. Nessuno potrà mettersi fra noi due.
Lei si occuperà di tutti i nemici, io devo solo preoccuparmi di liberarla.
September 09

La forza dei ricordi deboli

A volte la domanda me la sono posta davvero con attenzione: cosa mi spinge ad andare e cosa a restare?
Perchè una delle due scelte d'improvviso prende il sopravvento sull'altra?
Smettiamo di girarci intorno, la risposta è sempre e soltanto la comodità, quindi la vera rivoluzione è rendere comodo ciò che è scomodo, quando serve.
L'inizio, dov'è l'inizio?
Forse devo solo trovare quello e smetterla di cercare la fine, che tanto non arriva mai.
Ma se non si giunge mai alla fine, come si può credere di dover cercare un inizio?
Per un attimo ho avuto voglia di provare di nuovo la sensazione di essere allattata al seno da mia madre, è come se andare avanti istante dopo istante non sia nient'altro che tornare indietro a quelle sensazioni che stranamente mi sembra di ricordare molto più nitidamente delle altre.
E' che vorrei fossero decise e sicure come il ricordo di ciò che ho appena visto.
E' come cercare una conferma a ciò che so di conoscere bene, per poter andare oltre, a quando le sensazioni non esistevano perchè non c'era la mia memoria.
Eppure non ricordo cosa si provava ad essere picchiata giorno dopo giorno, senza mai reagire. Ricordo come e quando succedeva, ma devo davvero stringere i denti e farmi coraggio per avvicinarmi di nuovo a quel senso di umiliazione che iniziava a preoccuparmi dal suono della campanella.
Arriva un punto in cui scegliere non è più possibile, tutto segue semplicemente il suo naturale corso. Arriva un momento (se si è davvero decisi in ciò che si fa, e forse anche un pò meritevoli) in cui scegliere non è più necessario, anzi, capisci che non lo è mai stato davvero.
E' così dannatamente vero che al mondo non esiste nulla che abbia un inizio e una fine, che come per magia vedo che probabilmente è il cambiamento continuo che rende vera la loro inesistenza, è proprio lui a possedere in sè quelle due caratteristiche che esclude, l'inizio e la fine.
Il cambiamento inizia alla fine della condizione precedente, e finisce nell'illusione della raggiunta stabilità.
Per questo in realtà è continuo, non inizia e non finisce mai.
Siamo noi a scandire anche quello, forse perchè è l'unico appiglio rimasto o forse semplicemente per abitudine, chissà.
In ogni caso tutto, alla fine, nasconde una massiccia dose di follia nel perdersi fra i meandri di una qualsivoglia illusione, fosse anche illudersi della perfezione. Anzi, è forse quella l'illusione più folle e confusa, almeno finchè non si è così pazzi da arrivare fino in fondo e divenire parte integrante dell'illusione, facendola sparire ai sensi.
Non c'è più capovolgimento di fronte se il fraintendimento sono io stessa.
Forse entrare è davvero l'unico modo per non vedere più la porta.
August 22

In fondo lo so

Non so bene da dove iniziare, dalla bellezza forse.
La bellezza mi sembra un ottimo presupposto da cui partire, perchè non è mai certa, è nascosta dagli occhi di chi la vede.
Non so come è iniziato tutto questo muoversi e muoversi ancora, ma ogni volta che ripeto questa giustificazione alla mia vittima indifesa, mi rendo conto che non ci crede più nemmeno lei, e sto diventando fastidiosamente imbarazzante ai miei occhi.
Muoversi in tondo, senza più vedere l'inizio, la fine, il mezzo. Ma andiamo, chi ci crede più all'inconsapevolezza dell'inizio?
Il fine giustifica i mezzi?Non lo so, ho smesso di chiedermelo perchè tanto ormai è la coscienza che sceglie anche quelli.
Vorrei davvero poter sentire la vera spinta che è emersa dentro di me, vorrei poter davvero ripensare a te che non sopporti neanche il mio ricordo, così come a te che ti svegli ogni mattina con il mio viso fra le ciglia, come si fa in quelle canzoni d'amore che non ascolti più da quando eri piccolo, e poi ecco, una sera in macchina mentre torni dall'allucinante e assurda normalità di una giornata come le altre, una radio che trasmette pezzi vecchi ti fa pensare che forse avresti dovuto chiudere diversamente le partite della tua vita.
Avendone avuto facoltà, questo è ovvio.
Ora li hai davanti, tutti i tuoi errori, tutte le stupide guerre vinte, a volte a tavolino, senza che l'avversario avesse neanche il coraggio di presentarsi.
Li hai davanti e non te ne importa niente.
E ripensi anche a quanto è stato ingiusto confondere quella paura con la vigliaccheria di chi sa già di dover perdere davanti a tutti e si tira indietro, che magari l'avversario l'aveva già capito che ogni guerra è stupida, anche per chi la vince.
D'accordo, terrò strette le conseguenze che mi spettano senza lamentarmene più. E senza gioirne quando schiacciano mortalmente l'avversario.
Ecco perchè non me ne importa niente.
Poi ho imparato.
E' questo che conta anche se devo ancora trascinarmi dietro i sacchi di odio che io stessa ho riempito prima di scoprire che il peso sarebbe rimasto sempre e solo sulle mie spalle.
E soprattutto prima di scoprire come scaricarli, sciocca presciolosa.
Tutto l'ondeggiare e il vaccillare delle sicurezze costruite su qualcosa che neanche ricordo più, come è iniziato?
Lo vedo, non lo vedo, lo vedo ancora.
In fondo lo so.
Troppo peso, troppi passi più lunghi di una gamba troppo stanca anche per fermarsi ad aspettare, anzi, forse proprio fermarsi la spaventava di più, perchè poi non avrebbe avuto la forza di ripartire.
Le mie gambe si sentivano sole.
Eppure era proprio la paura di proseguire quella che impediva loro di fermarsi, l'ho visto dopo, quando pur stanche di camminare rispondevano ancora ai miei stimoli, a quelli della mia mente vuota e desiderosa ormai di impartire ordini solo quando è strettamente necessario.
Partivano da sole nella sosta.
Sostenute da tutta la gioia del mondo.
Mi hanno rapita, le mie gambe mi hanno rapita per portarmi dove non vogliono neanche loro.
Non ho nulla per pagare il mio riscatto per fortuna, altrimenti probabilmente lo farei.
August 07

Diritto alla morte

Parti da un presupposto: va bene qualsiasi cosa, non voglio niente.
Non mi sento così perchè è davvero morta quella parte di me che vuole e che ha bisogno di sentirsi appagata per quegli attimi che basta a farle credere di essere felice, e neanche perchè ho paura di affrontare qualcosa che mi ha già mostrato la mia ancora probabile vulnerabilità e possibilità di destabilizzazione.
Oppure si, è per questi due motivi, non cambia molto.
Con che coraggio posso prendere a calci e picchiare con ferocia chi già giace in terra con gli occhi chiusi e senza fiato?
Come posso permettermi di bastonare a morte chi è ormai incapace di difendersi?
Purtroppo solo io (e a volte neanche io) so che questa autocommiserazione non è altro che una tattica sottile.
Il mondo cercherà di consolare la mia vittima, come se tutti insieme avessero giurato davanti ad Ippocrate, nel giorno in cui sono nata, di curarmi e di farmi guarire ogni volta.
Questa è la cosa peggiore che potesse capitarmi... accanimento terapeutico?
L'eutanasia, vi prego, l'eutanasia.
Non ho smesso di distruggere gli ostacoli che mi trovavo davanti perchè mi ero stancata di farlo, sono stata costretta a smettere per mancanza di ostacoli, nonostante avessi ancora voglia di trovarne.
Ma di cosa mi rimprovero?Di fare le cose giuste?Cosa diavolo ho ancora da dire a quella povera moribonda?Non posso più neanche prendermela con i suoi sentimenti, anche loro ormai esausti e stremati dalle troppe scosse ricevute, si sono adeguati alla purezza della coscienza nelle loro scelte.
Non resta altro da fare, non c'è più niente da togliere... se non cancellare la via appena percorsa ed accorgermi che era finta come tutto il resto.
Forse è ancora un coma vigile, di sicuro c'è ancora nell'aria qualche molecola che corre impazzita per cercare di sfiancare tutto questo niente così beato.
Vorrei poter dire di voler ancora correggere le abitudini stolte del mio errare nel mondo della realtà che realtà non è, ma non c'è più neanche un errore a cui aggrapparmi, occorre solo mantenere la calma e aspettare che tutto si rassegni da solo a sparire, non posso e non ho le carte adatte per fare altro.
Posso solo aspettare che qualcuno capisca l'importanza della morte e che mi aiuti a finire il lavoro iniziato, che da sola non so ancora darmi il colpo finale, non so ancora rinunciare alla rinuncia.
Ma non troverò nessuno disposto ad ammazzarmi senza pietà, già lo so.
Non cambia niente nonostante il tempo passi inesorabile, rannicchiata sul divano e rapita dalla voglia di mettere fine a questa farsa, so che è proprio questa voglia a tenere quei tubi infilati nel naso... o forse la soddisfazione di far vivere ancora un pò qualcosa che si crede di aver dominato, sottomesso, mangiato.
Il respiro è stabile, gli occhi chiusi.
Le mani ferme e appoggiate lungo i fianchi, sembra proprio morta.
Il costante bip del monitor scandisce l'aria e il tempo, il sorriso di vittoria sulla faccia di un moribondo è la sfida più grande che abbia mai ricevuto, ma se la uccidessi con la sola forza delle mie mani, poi dovrei fermarmi per pulirle dal mio stesso sangue.
Non ho più tempo per questo.
L'eutanasia, per favore...l'eutanasia.
August 06

Esattamente così...

 
August 05

.

Il favore è cosa alta, la disgrazia cosa bassa: imbattersi (in questa) è cosa spaventosa, perdere (quello) è cosa spaventosa. Ecco il significato di: "Favore e disgrazia sono (entrambi) come cose spaventose".
August 03

Finchè c'è cibo c'è speranza!

Ho ancora una mezz'ora di follia da dedicare a me stessa prima che tutti arrivino affamati di porchetta e verità.
Immagino già il momento della corsa al buffet, rifletto su come dalle caverne ad oggi sia cambiato davvero poco, forse solo le scenografie.
Comincio a pensare che sia davvero inevitabile, se torneranno di nuovo a prenderci e a portarci via, io salirò su quei treni insieme a chi è stato scelto per la nuova carneficina, non importa chi sia.
Io non ci resto chiusa dentro a vedere le bombe che cadono sulle nostre case, e non ci resto qua a sperare piangendo che prima o poi tanti morti smettano di urlare così forte da impedirci di dormire. E visto che già so di non avere la forza di uccidere neanche un nemico, posso solo partire per condividere i dolori con chi è stato obbligato a non avere una scelta.
Partirò con tutti, ogni volta che ci sarà bisogno di soffrire per spiegare ai propri occhi ciò che hanno appena visto, non ho altre vie da scegliere.
Non cedo, non cederò davanti a niente, questa è l'unica cosa sicura. Puoi provarci a tentarmi, a scuotermi, a depistarmi.
Io non cederò.
Non ci voglio più cadere in quest'inganno della verità che è vera solo perchè deve esserlo, che è vera solo perchè si fa sentire dando sfogo a ciò che provi, non voglio più farmi vincere dai labirinti senza uscita di chi ha sempre comandato tutto attraverso me, ora basta.
Non so che altro deve inventarsi questa stupida vita per convincermi a non essere stupida, mi ha mostrato la falsità di ciò che provo milioni di volte e in milioni di modi, e io ancora lì a crederci.
Rimango immobile, nonostante le raffiche di vento, gli regalo le mie lacrime così da convincerlo che ha davvero qualcosa da spazzare via, ma io lo so che sono lacrime cariche di niente, e con il niente si inganna chiunque e qualunque cosa, qualsiasi legge fisica.
Ho corso troppo per avere il coraggio di fermarmi proprio ora, di fermarmi a godere di un panorama che si muove più velocemente di me, non c'è modo di rimanere ancorata al punto in cui sono, o continuo a correre o precipito di nuovo giù, verso ciò che mi darebbe riposo ma da cui scappo da troppo tempo per avere improvvisamente voglia di tornarci.
Secoli e vite passate a camminare senza sosta mentre la tormenta sputava neve in faccia, mentre il sole bruciava la pelle e senza neanche un sorso d'acqua... il rifugio però era sempre a portata di mano, una casa e un pasto caldo erano sempre pronti per me.
Oggi no, non c'è più niente, non c'è una casa, non c'è cibo, non c'è sostegno ad una lotta che può e deve essere soltanto mia.
E senza un rifugio non c'è più speranza di salvarsi, ma è un bene.
La tormenta e il sole accecante sono e saranno la mia strada.
Non voglio più scuse da trovare nascoste sotto il letto, non voglio giustificazioni alla paura, non voglio neanche sentirne parlare.
Trovatevi altre cavie da sottoporre ai vostri esperimenti di vita.
Tutti sostengono ed esaltano la paura scambiandola con il rispetto di se stessi, quando l'unico modo di rispettarsi è non avere paura.
Io non voglio averne, non voglio che sia lei a farmi vivere.
Non sono disposta a raggiungere nessun tipo di compromesso, neanche con me stessa.
Mi sono davvero stancata di me, sono anni che giorno dopo giorno resto sempre più delusa di me e della mia continua imposizione su me stessa, non ne posso davvero più.
E sparisci una volta per tutte.
Non posso perdere questa occasione, non posso darmela vinta così stupidamente dopo anni di lotta, sarebbe imperdonabile lo so già, non me lo perdonerei mai.
Povera me, così fortunata da vivere l'eterno, e così stupida da cercare di uscirne fuori.
Così sfortunata da soffrire in ogni singolo istante, ma così volenterosa da trasformare tutto in eternità.
E l'eternità arriva se la chiami davvero, arriva davvero qualcosa che si prende cura di te, tu.
July 29

Prove tecniche di un abbandono

Non so davvero più quale sia la pretesa che ho verso me stessa, cos'altro posso chiedermi?
Ho soddisfatto così tanti dei miei desideri, compreso quello di non realizzare i miei desideri, che non so più a cosa agganciarmi per cercare di soddisfarmi.
Finalmente oserei dire, la fatica dell'essere schiavi è qualcosa che non si può sopportare per sempre, o almeno io non ci riesco.
Ho bisogno che nessuno lo sappia forse, perchè non voglio che sia reale per tutti quanto lo è per me, sarebbe una sorpresa troppo grande.
Stasera ho lasciato che una zanzara mi mordesse sul viso, ero persa dentro di me ed ho sentito il suo pungiglione affondare nella mia pelle, il minuscolo dolore lancinante che faceva impazzire migliaia di pori vicini a quell'enorme voragine.
E lei si nutriva.
Ho lasciato che si nutrisse del mio sangue per riuscire almeno una volta a donare qualcosa a qualcuno senza che sia così oneroso, o senza che ciò che dono venga rifiutato a priori nonostante mi fosse stato chiesto e commissionato.
Forse dovevo ancora qualcosa a qualcuno e sapendolo ho preferito dare al primo essere che fosse disponibile a prendere davvero, fosse anche per necessità fisiologica.
L'elaborazione lenta e coscienziosa della consapevolezza di essere un essere qualunque, ecco, forse è un nuovo punto di partenza.
L'elaborazione puntigliosa della falsità con cui spesso intepreto le cose in un modo molto più semplicistico del dovuto, solo perchè sono semplici per me.
E' incredibile come alcune volte le spiegazioni siano così magistralmente nascoste fra i meandri delle nostre follie, da non lasciare il benchè minimo dubbio riguardo al fatto che non esistono, eppure ci sono, è una legge imprescindibile.
Senza una soluzione non esisterebbe un problema.
Ricordo bene che mi piaceva iniziare le mie frasi esprimendo subito un concetto che mi indicasse come l'unica in grado di possedere la mia verità, e l'unica che ha davvero l'obbligo morale di crederci e di metterla in pratica. Mi piaceva nascondere dietro a questo concetto così universalmente democratico, la mia vera volontà di trasportare chiunque avessi davanti sulla barca della felicità.
Mentivo a me stessa e al mondo con lo scopo di donare la felicità a chi non la voleva. Non riesco più neanche in questo, non riesco più a dare al mondo qualcosa di mio, perchè non ho più niente da dare.
Non ho più niente.
E' stato tutto davvero impegnativo, non avevo da gestire solo un dolore, erano diversi.
C'era la mancanza, quella dominava tutto, ma anche i desideri che bussavano forte ad ogni ora del giorno e della notte per svegliarmi e portarmi di nuovo in un mondo di sogno, c'erano i sensi di colpa a pungermi le ossa ad ogni passo, c'era la paura di sentirsi arrivare addosso la sofferenza altrui, c'era l'oppressione di non sapere come eliminarla pur essendo in grado di farlo, l'oppressione di non poter prendere ramazza e scopettone e andare a pulire casa degli altri. Ad ognuno la sua, devo ricordarlo sempre.
A volte non riesci a concepire l'idea che la vita ti tolga l'opportunità di dare senza volere nulla in cambio, sembra troppo cinico. Eppure capita anche questo, e molto più spesso di quanto si immagini.
C'è stata la scoperta dell'amore verso ciò che odiavo, la scoperta dell'idiozia del sapere che può essere solo una stupida finzione se inizi ad amare e desiderare ciò che fino a ieri hai odiato e disprezzato.
Piccola ignobile mente corrotta, controsensi così macroscopicamente evidenti che per giustificarne l'esistenza non puoi far altro che convincerti che sia tutto vero.
Come ora amo infinitamente l'idea di essere un'idiota, proprio perchè lo sono.
E' vero, non sai mai quando arriverai in una meta ancora sconosciuta, non puoi saperlo. Ma sai quando manca poco; allora smetti di dosare le energie, smetti di trattenere qualcosa in previsione di altro.
Smetti di aver paura di rimanere senza, anche se non sai bene senza cosa, cosa sarebbe utile tenere e cosa no.
E finisci per tenere tutto ciò che è rimasto dopo che hai gettato via tutto, è l'unica soluzione giusta. Non l'unica possibile, ma l'unica giusta.
Sarà vero che non ho più niente da dire?Spesso ho pensato che non mi sarei mai stancata di voler condividere me stessa col mondo, non credo ci siano emozioni più simili all'Amore.
Probabilmente è così davvero, non mi sono affatto stancata, ho solo capito che è sciocco il pensiero di condividere qualcosa.
Con chi? Non c'è distinzione fra me e il resto, siamo una cosa sola, come le cellule di uno stesso corpo.
Tutto ciò che è mio è già di chiunque, a prescindere dalla mia volontà.
Non c'è nulla da condividere con nessuno.
Esiste solo essere sempre presenti, come i guardiani di un tesoro inestimabile.
Fin quando non esisteranno più ladri... e poi ancora finchè non sarà sparito anche il tesoro.
 
Photo 1 of 87
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by